Provenienza
Bibliografia
G. A. Simonson, Francesco Guardi (1712-1793), Londra, 1904, n. 115, p. 42
G. Fiocco, Francesco Guardi, Firenze, 1923, pp. 10-14
K. Erdmann, Zwei neue Historienbilder von F. Guardi, in “Pantheon”, 1029, pp. 506-510
E. Arslan, Contributo a Francesco Guardi, in “Bollettino d’arte”, 1936, p. 441
R. Pallucchini, Francesco Guardi, Milano, 1951, tavv. XIV-XV R. Pallucchini, Il Settecento veneto a Milano, in “Arte veneta”, 1955, p. 265, fig. 302
V. Moschini, Francesco Guardi, Milano, II edizione, 1956, p. 38
E. Martini, La pittura veneziana del ‘700, Venezia, 1965, p. 280, fig. 293
L. Rossi Bartolotto, L’opera completa di Francesco Guardi, Milano, 1974, pp. 129, 131, n. 696
A. Morassi, Guardi: l’opera completa di Antonio e Francesco Guardi, Milano, 1975, I, pp. 185, 267, 359-360, II, fig. 196
Esposizioni:
Londra, Burlington House, 1872
Londra, Burlington House Fine Arts Club, 1894-95
Londra, Matthiesen Gallery, Venetian Paintings and Drawings, 1955, n. 67
Milano, Mostra del Settecento veneziano, 1955, n. 39
Zurigo, Scönheit de 18 Jahrhunderts, 1965, n. 132
Venezia, Mostra dei Guardi, 1965, n. 12
Venezia, Milano, Vedute italiane del Settecento in collezioni private italiane, 1987-1988
Amserdam, Historisch Museum, Il crepuscolo d’oro di Venezia, 1991
Stato di conservazione
Commento
Opera notificata
Descrizione
Il dipinto raffigura Papa Pio VI che prende congedo da Paolo Renier, 119° doge della Repubblica veneziana: la scena si svolge nel Convento appartenente alla famosa Basilica di San Giovanni e Paolo. L’opera fa parte di un ciclo di quattro composizioni che rappresentano i momenti pubblici della visita di Papa Pio VI Braschi a Venezia tra il 15 e 19 maggio 1782. La vasta bibliografia e storia espositiva del dipinto sottolinea la qualità esecutiva e la insolita composizione.
L’opera è il risultato di una situazione speciale per la politica culturale di Venezia, e anche per lo stesso Guardi e le sue ambizioni. L’incarico a Francesco Guardi fu formalizzato il 25 aprile 1782, per conto del Governo della Serenissima, da Pietro Edwards, Ispettore delle Belle Arti a Venezia.
L’importanza internazionale di Venezia era già da tempo in declino rispetto alle nuove e molto più grandi potenze europee. L’obiettivo del doge Paolo Renier era documentare la prestigiosa visita a Venezia di una personalità di primo piano come Papa Pio VI. Iniziativa intrapresa anche in un’altra occasione sempre nel corso dell’anno 1782, in questo caso per la visita di Paolo Petrovič Romanov, futuro zar Paolo I di Russia, sempre ritratta dal Guardi.
Per Guardi fu invece un’ottima occasione per essere finalmente percepito, oltre che come già celeberrimo creatore di vedute veneziane, anche come figurista. Infatti, la pittura di figura era considerata all’epoca di importanza maggiore rispetto alle vedute, anche se della città veneziana. Per entrare all’Accademia di Pittura era imprescindibile eccellere in questo genere, tanto che anche al famosissimo Canaletto in un primo momento fu rifiutata l’appartenenza come membro.
L’ispettore Pietro Edwards, figura di grande peso per la vita artistica veneziana, aveva molta voce in capitolo e quest’incarico per una composizione con un gran numero di figure ha certamente aiutato Guardi a conquistare finalmente, a settant’anni, l’elezione a membro dell’Accademia.
Gli altri dipinti della serie raffigurano: L’arrivo del Papa a S. Giorgio in Alga, L’incontro col Doge Paolo Renier, Il Pontificale nella Chiesa di San Zanipolo, e Il Papa benedice il popolo in Campo S. Zanipolo. Queste tele sono ormai tutte conservate in collezioni pubbliche all’estero tranne una rimasta in Italia: L’incontro tra Papa Pio VI e il Doge Paolo Renier (collezione Paolo e Carolina Zani, Brescia).
L’opera è notificata come ‘…tra le opere più rappresentative della maturità dell’artista sotto il duplice aspetto artistico e documentario’. Va inoltre citata l’esistenza di due disegni autografi preparatori del Guardi per questa composizione conservati al Royal Museum of Canterbury (cm. 45 x 60).